DA WWW.REPUBBLICA.IT
PECHINO - Ventotto medaglie: dovessimo darci un voto, diciamo un buono un po' benevolo. Di positivo c'è che siamo sempre fra i primi dieci paesi al mondo e che gareggiare con le potenze mondiali (dalla Cina agli Usa) e con paesi che investono sullo sport molto di più certo non è facile. Dall'altra parte bisogna dire che da Atlanta '96 (35 medaglie e 13 ori) in poi caliamo sempre un po' ogni 4 anni. Siamo partiti alla grande (Tagliariol e Vezzali) e abbiamo arrancato nei giorni successivi. Per assicurarci alla fine però un finale spettacolare: il cinese Zhang messo giù dal nostro Cammarelle che ci porta l'ottavo oro di questa spedizione. Un cazzotto che dà un guizzo all'Italia. Dovevamo conquistare tra le 25 e le 30 medaglie, e fin qui ci siamo. Ma rispetto ad Atene abbiamo perso un po' d'oro per strada e qualche altro podio (allora erano state 32 medaglie totali e 10 ori). Siamo noni, davanti a Francia e Spagna paesi nostri concorrenti (e dietro l'Inghilterra e la Germania). Già perché nelle stanze della politica sportiva c'è stata una corsa a distanza con queste nazioni. La forza dello sport e soprattutto la civiltà sportiva di un paese non si misurano con le medaglie. Ma tant'è in tutto il mondo funziona così, le Olimpiadi sono esibizioni di potenza. Vedi appunto la Cina. Nella conferenza stampa finale del Coni si è già cominciato a parlare di scuola: ci vogliono strutture e organizzazione per i giovani. Problema antico e mai risolto da decenni.
Abbiamo cominciato con la medaglia di Rebellin nel ciclismo alla Grande Muraglia e chiuso con Cammarelle d'oro nel pugilato. Ecco proprio il pugilato è stato la grande nuova realtà di queste Olimpiadi: c'è una scuola che è cresciuta in questi anni e che ha portato risultati. Uomini che vengono per la massima parte dal Sud e dalla Campania. Cammarelle, Russo e Picardi forse torneranno a far popolare le palestre svuotate nei decenni dall'agiatezza e dal sopravanzare di altri sport di moda.
La scherma è stata, come al solito, una delle locomotive dell'Italia: 7 medaglie (2 ori) su 28, un quarto esatto. E avrebbero potuto essere anche di più. Valentina Vezzali, terzo oro consecutivo in tre Olimpiadi, 34 anni è stata la regina della nostra spedizione. La portabandiera di donne toste, forti di carattere prima ancora che di fisico, capaci di portare avanti famiglie, bambini, una casa e al tempo stesso prepararsi a un'Olimpiade. E con la Vezzali, la Idem (44 anni), la Sensini (38), la Trillini (38). E con loro mettiamoci pure Antonio Rossi e i suoi 40 anni: il quarto posto è comunque una bella uscita. E così pure Stefano Baldini, i suoi 37 anni e la sua dignitosissima maratona corsa da campione olimpico.
L'altra donna da incoronare è stata senz'altro Josefa Idem. Sarebbe stato oro se solo avessimo regolamenti umani e non idioti. Certo è facile dirlo quando si arriva secondi, ma quello era certamente un pari merito. Forse un giorno arriverà un fotofinish o un cronometraggio spaziale che ci dirà quale molecola di un corpo umano, di una barca o di una bici è più avanti dell'altra.
Dunque la Vezzali regina, Iosefa il simbolo. La star è Federica Pellegrini che ha portato tutto il peso dell'Olimpiade nel nuoto. Dal quinto posto e lo scoppio in pianto nei 400 stile libero ai 200 vinti addirittura col record mondiale. Sembrava che le copertine, le storie d'amore e la rivalità con la Manaudou l'avessero trasformata. E invece no. O forse proprio da quello schiaffo ha tratto la forza per la vittoria successiva. Per lei si apre un futuro da protagonista e non solo nello sport. Abbiamo fatto troppo presto forse a bollare alcuni campioni di imborghesimento e di bella vita. Vedi Montano il campione olimpico che dopo Atene sbarca in tv e nei reality show, si fidanza con show girl bellissime, apre ristoranti alla moda. Ha trascinato l'Italia della sciabola al bronzo e forse non si ritirerà più.
L'icona, l'immagine dell'Olimpiade italiana è però quella di Alex Schwazer, 23 anni da Vipiteno. E' entrato nel National Stadium piangendo e ridendo, mostrando i muscoli, baciando il laccetto nero che gli ricordava il nonno, e quando ha tagliato il traguardo è rimasto minuti abbracciato al suo allenatore Sandro Damilano. Il tutto dopo 50km massacranti di marcia. Questo è l'esterno, la copertina. Forse pochi ricordano - come ci ha detto lui stesso - che quell'oro è stato costruito nell'ultimo anno con quasi 8000 km di marcia a piedi. Ottomila: un sacrificio umano enorme. Unica attività: allenarsi, mangiare e dormire. Schwazer e Rigaudo a parte, l'atletica italiana ha fatto troppo poco, quasi zero in alcuni settori: vedi la velocità. I progressi rispetto ad Atene sono stati minimi: al massimo alcuni riescono a ritoccare il proprio personale. In zona medaglia nessuno o quasi.
Nel nuoto abbiamo una nazionale comunque viva anche se non è riuscita ad esprimersi sempre ad alto livello. In piscina c'è uno sport stravolto dalla questione costumi. Per un Magnini che non è riuscito a progredire come gli altri c'è almeno, dopo la Pellegrini, una grande realtà come la Filippi. In prospettiva Mondiali di Roma 2009 però bisogna darsi da fare. E non solo a costruire piscine.
Ci sono mancati un po' i nostri big - da Bettini a Galiazzo (che però ha preso l'argento con la squadra nell'arco) a Montano - , ma ne è venuto fuori qualcun altro. Abbiamo fallito, questo bisogna dirlo, nelle squadre. Nemmeno una, dal calcio al volley, è riuscita a portare una medaglia. Lasciamo stare il calcio che con le Olimpiadi ha un rapporto addirittura conflittuale - se potesse non ci verrebbe proprio (contrariamente all'Argentina di Messi che invece ora si gode il suo bel titolo olimpico) - ma per alcuni sport come la pallanuoto o la pallavolo maschile e femminile che storicamente ci danno tantissimo la delusione è stata grande.
Abbiamo avuto 10 argenti: la squadra di arco, Russo, la Idem, Rebellin, i 4 del canottaggio, la Sensini, Pellielo e D'Aniello nel tiro a volo, la Filippi nel nuoto e Sarmiento nel taekwondo. Alcune medaglie avrebbero potuto trasformarsi in oro. Ma il discorso anche qui è rovesciabile: dall'oro all'argento.
Resta una giusta citazione per quegli ori che una volta ogni 4 anni ci fanno comodo eccome. Come quella della toscana Quintavalle nel judo, della Cainero nel tiro a volo, o di Minguzzi nella lotta. Dopo la sbornia olimpica i riflettori su di loro purtroppo si spegneranno. E del resto non ci sono nemmeno abituati, tanto da essere in alcuni casi teneri e meravigliosi nella loro assoluta purezza. Come Minguzzi sul palco di Casa Italia, al telefono il presidente della Repubblica. "Sono Minguzzi Andrea, lottatore
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lunedì 25 agosto 2008
sabato 23 agosto 2008
VIDEO: Angel Valodia Matos calcio all 'arbitro ed espulsione a vita
Da Lastampa.it
Calcio in faccia all'arbitro e squalifica a vita. Le Olimpiadi di Pechino si concludono in modo vergognoso per il cubano Angel Valodia Matos. Impegnato nella finale per il bronzo del taekwondo, Matos, che alle Olimpiadi di Sydney 2000 aveva vinto la medaglia d'oro nella categoria + 80 kg, ha perso completamente la testa dopo l'annuncio del verdetto favorevole al suo avversario, il kazakho Arman Chilmanov. A innescare la miccia è stato il coach di Matos, entrato sul tatami per protestare contro l'arbitro dell'incontro, Chakir Chelbat. Matos ha assalito l'arbitro svedese prima verbalmente, poi è passato alle maniere forti colpendolo con un calcio in pieno volto.
Calcio in faccia all'arbitro e squalifica a vita. Le Olimpiadi di Pechino si concludono in modo vergognoso per il cubano Angel Valodia Matos. Impegnato nella finale per il bronzo del taekwondo, Matos, che alle Olimpiadi di Sydney 2000 aveva vinto la medaglia d'oro nella categoria + 80 kg, ha perso completamente la testa dopo l'annuncio del verdetto favorevole al suo avversario, il kazakho Arman Chilmanov. A innescare la miccia è stato il coach di Matos, entrato sul tatami per protestare contro l'arbitro dell'incontro, Chakir Chelbat. Matos ha assalito l'arbitro svedese prima verbalmente, poi è passato alle maniere forti colpendolo con un calcio in pieno volto.
VIDEO ARGENTINA NIGERIA FINALI OLIMPIADI PECHINO 2008
Da it.eurosport.yahoo.com:
La Nazionale olimpica di calcio argentina batte in finale la Nigeria per 1-0 e conquista la medaglia d'oro come quattro anni fa in Grecia. Decide uno splendido gol del gioiellino del Benfica, di Maria
FOOTBALL Beijing 2008 Argentina-Nigeria di Maria - 0
L'Argentina di calcio - maschile - si conferma assoluta padrona delle Olimpiadi. Dopo il successo di quattro anni fa ad Atene (1-0 sul Paraguay, gol di Tevez, ndr), l'Albiceleste olimpica conquista la medaglia d'oro anche a Pechino liquidando in finale i tenaci nigeriani grazie a una prestazione concreta, solida, ma soprattutto grazie alla splendida rete del funambolico di Maria (nella foto).
Match condizionato pesantemente dal gran caldo e dall'insostenibile tasso di umidità: si assiste quindi a una sfida che si accende solo a tratti, grazie alle fiammate dei solisti delle due squadre. Solisti che nella squadra sudamericana non mancano, Messi e Aguero ovviamente su tutti. La Pulce del Barcellona infiamma il pubblico cinese ogni volta che tocca palla mentre il bomber dell'Atletico Madrid spreca un po' troppo nei primi minuti. La squadra di Batista gioca meglio ma è troppo leziosa, così la Nigeria prende coraggio sfiorando anche il vantaggio in almeno due occasioni ma gli attaccanti africani dimostrano di non possedere il killer instinct sotto porta. Monzon regala l'ultimo brivido del primo tempo con un sinistro dal limite dell'area ben deviato in angolo dal portiere nigeriano, Vanzekin.
Secondo tempo meno spettacolare con i giocatori in campo che, più trascorrono i secondi, più sentono la fatica per il gran caldo. Nigeria che gioca alla pari con gli argentini, ma le Super Aquile commettono un imperdonabile errore: concedersi al micidiale contropiede orchestrato da Messi e Aguero. Ne approfitta di Maria che al 58' sfrutta una verticalizzazione al bacio di Messi e infila Vanzekin con uno spettacolare pallonetto. Inerzia del match che sterza inevitabilmente a favore dell'Argentina che prova a far male ai nigeriani sempre in contropiede. Le Super Aquile si riorganizzano, anche se in maniera molto confusa, e cercano con convinzione il pareggio ma Romero deve compiere un solo e vero miracolo all'84' andando a bloccare un tocco ravvicinato di Anichebe destinato all'angolino basso.
Al triplice fischio finale, esplode naturalmente la gioia argentina. Un successo meritato visto il gioco espresso in questo torneo: ma del resto non ci si poteva aspettare diversamente da una squadra che a Pechino ha portato gioielli del calibro di Messi, Aguero, La vezzi, Riquelme, Macherano, Gago ecc ecc ecc...
Doppietta storica quella argentina, visto che solo Gran Bretagna (1908-1912), Uruguay (1924-1928) e Ungheria (1964-1968) erano riusciti nell'impresa di vincere per due anni consecutivi un oro olimpico nel torneo di calcio. Onore alla Nigeria, che conquista comunque una meritatissima medaglia d'argento, ma che non è riuscita a emulare l'impresa di Kanu e compagni di 12 anni fa ad Atlanta (3-2 per le Super Aquile in finale proprio contro l'Argentina).
Alessandro Brunetti / Eurosport
Nigeria Vs Argentina Olympics 2008 Finals Highlights - The best bloopers are here
La Nazionale olimpica di calcio argentina batte in finale la Nigeria per 1-0 e conquista la medaglia d'oro come quattro anni fa in Grecia. Decide uno splendido gol del gioiellino del Benfica, di Maria
FOOTBALL Beijing 2008 Argentina-Nigeria di Maria - 0
L'Argentina di calcio - maschile - si conferma assoluta padrona delle Olimpiadi. Dopo il successo di quattro anni fa ad Atene (1-0 sul Paraguay, gol di Tevez, ndr), l'Albiceleste olimpica conquista la medaglia d'oro anche a Pechino liquidando in finale i tenaci nigeriani grazie a una prestazione concreta, solida, ma soprattutto grazie alla splendida rete del funambolico di Maria (nella foto).
Match condizionato pesantemente dal gran caldo e dall'insostenibile tasso di umidità: si assiste quindi a una sfida che si accende solo a tratti, grazie alle fiammate dei solisti delle due squadre. Solisti che nella squadra sudamericana non mancano, Messi e Aguero ovviamente su tutti. La Pulce del Barcellona infiamma il pubblico cinese ogni volta che tocca palla mentre il bomber dell'Atletico Madrid spreca un po' troppo nei primi minuti. La squadra di Batista gioca meglio ma è troppo leziosa, così la Nigeria prende coraggio sfiorando anche il vantaggio in almeno due occasioni ma gli attaccanti africani dimostrano di non possedere il killer instinct sotto porta. Monzon regala l'ultimo brivido del primo tempo con un sinistro dal limite dell'area ben deviato in angolo dal portiere nigeriano, Vanzekin.
Secondo tempo meno spettacolare con i giocatori in campo che, più trascorrono i secondi, più sentono la fatica per il gran caldo. Nigeria che gioca alla pari con gli argentini, ma le Super Aquile commettono un imperdonabile errore: concedersi al micidiale contropiede orchestrato da Messi e Aguero. Ne approfitta di Maria che al 58' sfrutta una verticalizzazione al bacio di Messi e infila Vanzekin con uno spettacolare pallonetto. Inerzia del match che sterza inevitabilmente a favore dell'Argentina che prova a far male ai nigeriani sempre in contropiede. Le Super Aquile si riorganizzano, anche se in maniera molto confusa, e cercano con convinzione il pareggio ma Romero deve compiere un solo e vero miracolo all'84' andando a bloccare un tocco ravvicinato di Anichebe destinato all'angolino basso.
Al triplice fischio finale, esplode naturalmente la gioia argentina. Un successo meritato visto il gioco espresso in questo torneo: ma del resto non ci si poteva aspettare diversamente da una squadra che a Pechino ha portato gioielli del calibro di Messi, Aguero, La vezzi, Riquelme, Macherano, Gago ecc ecc ecc...
Doppietta storica quella argentina, visto che solo Gran Bretagna (1908-1912), Uruguay (1924-1928) e Ungheria (1964-1968) erano riusciti nell'impresa di vincere per due anni consecutivi un oro olimpico nel torneo di calcio. Onore alla Nigeria, che conquista comunque una meritatissima medaglia d'argento, ma che non è riuscita a emulare l'impresa di Kanu e compagni di 12 anni fa ad Atlanta (3-2 per le Super Aquile in finale proprio contro l'Argentina).
Alessandro Brunetti / Eurosport
Nigeria Vs Argentina Olympics 2008 Finals Highlights - The best bloopers are here
VIDEO FINALE STAFFETTA 4X100 PECHINO OLIMPIADI 2008
Da Datasport.it
Incredibile impresa della staffetta 4x100 m maschile della Giamaica. Il quartetto caraibico, formato da Nesta Carter, Michael Frater, Usain Bolt e Asafa Powell, ha infatti vinto l`oro, abbassando di ben tre decimi (39``10) il precedente record mondiale, stabilito dagli Stati Uniti nel 1992 a Barcellona, poi eguagliato, l`anno dopo, sempre dalla staffetta americana a Stoccarda. I giamaicani hanno preceduto nella finale la staffetta di Trinidad e Tobago (che ha vinto l`argento) e quella del Giappone (bronzo).
Gli Stati Uniti non partecipavano alla finale a causa dell`errore nel passaggio del testimone commesso da Tyson Gay che li ha estromessi dalla semifinale. Con la vittoria nella staffetta della 4x100 e` arrivata anche la terza medaglia d`oro e il terzo record del mondo alle Olimpiadi di Pechino per Usain Bolt. In precedenza il velocista giamaicano aveva dominato prima i 100 metri (9``69) e i 200 (19``30). Il 22enne in questo modo raggiunge gli americani Jesse Owens, Bobby Morrow e Carl Lewis, i soli riusciti a realizzare la tripletta olimpica nella storia dei Giochi. Se ce n`era bisogno dunque Bolt entra nella leggenda. Definitivamente.
Incredibile impresa della staffetta 4x100 m maschile della Giamaica. Il quartetto caraibico, formato da Nesta Carter, Michael Frater, Usain Bolt e Asafa Powell, ha infatti vinto l`oro, abbassando di ben tre decimi (39``10) il precedente record mondiale, stabilito dagli Stati Uniti nel 1992 a Barcellona, poi eguagliato, l`anno dopo, sempre dalla staffetta americana a Stoccarda. I giamaicani hanno preceduto nella finale la staffetta di Trinidad e Tobago (che ha vinto l`argento) e quella del Giappone (bronzo).
Gli Stati Uniti non partecipavano alla finale a causa dell`errore nel passaggio del testimone commesso da Tyson Gay che li ha estromessi dalla semifinale. Con la vittoria nella staffetta della 4x100 e` arrivata anche la terza medaglia d`oro e il terzo record del mondo alle Olimpiadi di Pechino per Usain Bolt. In precedenza il velocista giamaicano aveva dominato prima i 100 metri (9``69) e i 200 (19``30). Il 22enne in questo modo raggiunge gli americani Jesse Owens, Bobby Morrow e Carl Lewis, i soli riusciti a realizzare la tripletta olimpica nella storia dei Giochi. Se ce n`era bisogno dunque Bolt entra nella leggenda. Definitivamente.
venerdì 22 agosto 2008
USAIN BOLT ORO E RECORD DEL MONDO NEI 100 METRI
Da Lastampa.it
Il giamaicano batte Thompson e Dix firmando il nuovo primato con 9"69, arrivando addirittura in surplus
PECHINO
Impressionante prova di forza di Usain Bolt nella gara regina delle Olimpiadi. Il giamaicano ha vinto la medaglia d'oro, stabilendo il nuovo clamoroso record del mondo in 9"69. Sarebbe curioso sapere che tempo avrebbe corso il velocista caraibico, se non si fosse rialzato nel finale per festeggiare a braccia aperte, per poi battersi il petto sul traguardo.
Dietro di lui, il vuoto: a 2 decimi arriva lo sprinter di Trinidad e Tobago Richard Thompson, terzo a sorpresa giunge l'americano Walter Dix. Solo quinto l'ex primatista del mondo e numero due della distanza, Asafa Powell.
In semifinale era finita prematuramente l'avventura di Tyson Gay. L'americano, non al meglio fisicamente, è giunto soltanto quinto nella sua semifinale, fallendo così l'accesso alla finale.
La ricetta della vittoria per il giamaicano: la tranquillità
«Io non sono venuto a Pechino per il record del mondo che posso ancora migliorare, io sono qui per l’oro e questo ho vinto». Usain Bolt non ha dubbi, il suo obiettivo ai Giochi di Pechino 2008 era la medaglia d’oro nei 100 metri e non importa se per vincerla ha abbassato ulteriormente il
primato mondiale, migliorandosi di 3 centesimi, portandolo a 9"69.
«Il segreto è venire qui rilassati, tranquilli. Io volevo fare qualcosa e l’ho fatto», ha spiegato l’uomo più veloce del mondo.
Asafa Powell: «Bolt? Non c'è modo di fermarlo»
Il velocista giamaicano Asafa Powell ha detto di essere rimasto «scioccato» dopo aver fallito il tentativo di vincere una medaglia ai Giochi Olimpici di Pechino. Powell nella finale dei 100 metri maschili ha chiuso solo al quinto posto. «Volevo veramente vincere una medaglia. Se fossi arrivato secondo, sarei stato contento lo stesso», ha detto pochi minuti dopo la finale. «Bolt è il migliore», ha ammesso il 25enne Powell.
«Non c’è modo di fermarlo. Sarebbe potuto anche essere più veloce. Ed è molto giovane», ha aggiunto il giamaicano. Powell, uno dei favoriti per i 100 metri alla vigilia,ha detto che si sentiva molto stanco. «Le mie gambe erano morte». Anche per questo ha fatto segnare il tempo di 9"95 molto lontano dal 9"69 del vincitore. «Bolt era veramente irraggiungibile questa sera, è stato spettacolare, assolutamente il migliore». Lo statunitense Tyson Gay che era un altro dei candidati all’oro, non è neanche riuscito a qualificarsi per la finale.
Il giamaicano batte Thompson e Dix firmando il nuovo primato con 9"69, arrivando addirittura in surplus
PECHINO
Impressionante prova di forza di Usain Bolt nella gara regina delle Olimpiadi. Il giamaicano ha vinto la medaglia d'oro, stabilendo il nuovo clamoroso record del mondo in 9"69. Sarebbe curioso sapere che tempo avrebbe corso il velocista caraibico, se non si fosse rialzato nel finale per festeggiare a braccia aperte, per poi battersi il petto sul traguardo.
Dietro di lui, il vuoto: a 2 decimi arriva lo sprinter di Trinidad e Tobago Richard Thompson, terzo a sorpresa giunge l'americano Walter Dix. Solo quinto l'ex primatista del mondo e numero due della distanza, Asafa Powell.
In semifinale era finita prematuramente l'avventura di Tyson Gay. L'americano, non al meglio fisicamente, è giunto soltanto quinto nella sua semifinale, fallendo così l'accesso alla finale.
La ricetta della vittoria per il giamaicano: la tranquillità
«Io non sono venuto a Pechino per il record del mondo che posso ancora migliorare, io sono qui per l’oro e questo ho vinto». Usain Bolt non ha dubbi, il suo obiettivo ai Giochi di Pechino 2008 era la medaglia d’oro nei 100 metri e non importa se per vincerla ha abbassato ulteriormente il
primato mondiale, migliorandosi di 3 centesimi, portandolo a 9"69.
«Il segreto è venire qui rilassati, tranquilli. Io volevo fare qualcosa e l’ho fatto», ha spiegato l’uomo più veloce del mondo.
Asafa Powell: «Bolt? Non c'è modo di fermarlo»
Il velocista giamaicano Asafa Powell ha detto di essere rimasto «scioccato» dopo aver fallito il tentativo di vincere una medaglia ai Giochi Olimpici di Pechino. Powell nella finale dei 100 metri maschili ha chiuso solo al quinto posto. «Volevo veramente vincere una medaglia. Se fossi arrivato secondo, sarei stato contento lo stesso», ha detto pochi minuti dopo la finale. «Bolt è il migliore», ha ammesso il 25enne Powell.
«Non c’è modo di fermarlo. Sarebbe potuto anche essere più veloce. Ed è molto giovane», ha aggiunto il giamaicano. Powell, uno dei favoriti per i 100 metri alla vigilia,ha detto che si sentiva molto stanco. «Le mie gambe erano morte». Anche per questo ha fatto segnare il tempo di 9"95 molto lontano dal 9"69 del vincitore. «Bolt era veramente irraggiungibile questa sera, è stato spettacolare, assolutamente il migliore». Lo statunitense Tyson Gay che era un altro dei candidati all’oro, non è neanche riuscito a qualificarsi per la finale.
USAIN BOLT ORO E RECORD NEI 200
Da Corrieredellosport.it
PECHINO, 20 agosto - Il giamaicano Usain Bolt ha conquistato la medaglia d'oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Pechino con il tempo di 19"30, record mondiale, con un metro di vento contrario. Il precedente limite, 19"32, era stato fissato dallo statunitense Michael Johnson alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Subito dopo il successo l'atleta si è rivolto alla telecamera ed in mondovisione ha urlato: «Sono io il numero uno». Poi dagli altoparlanti dello stadio Nido d'Uccello di Pechino risuonano le note di "Happy birthday to you": domani, infatti, il neocampione olimpico dei 200 compie 22 anni. «Mi sentivo affaticato - dice Bolt - e ho dovuto veramente tutto per realizzare questa prestazione. Non pensavo di riuscire a fare una performance del genere prima di questi Giochi. Ma dopo un paio di corse sui 100 metri, ho visto quanto era rapida questa pista e ho capito che questi record potevano essere battuti».
LEGGENDA DELLO SPORT - Con questo risultato, Bolt entra nella leggenda dello sport. A Pechino il fenomeno giamaicano è diventato il primo sprinter a detenere entrambi i record dall'introduzione del cronometraggio elettronico e il nono a centrare la doppietta 100-200 ai Giochi, il primo dal 1984. Ha inflitto un distacco mai visto prima nel mezzo giro di pista (52 centesimi al secondo classificato) e ha bissato il successo a Montreal 1976 del connazionale Don Quarrie. Bolt ha ripetuto il copione già recitato nei 100, ma solo nella prima parte. Ha gigioneggiato con pubblico e telecamere prima di accovacciarsi sui blocchi ed è partito alla grande, come non gli capita spesso. A differenza del primo oro, però, stavolta ha corso fino in fondo, sapendo che era necessario farlo per cancellare il primato di Johnson. Il suo show è stato semplicemente mostruoso, perché il limite fissato dodici anni fa dal texano sembrava potesse durare per lungo tempo ancora. E invece l'immenso talento del caraibico ha spazzato via anche questo confine, prendendosi gioco del metro di vento a sfavore incontrato sulla pista cinese. E adesso potrebbe togliersi la soddisfazione di portare a casa il terzo oro con la staffetta 4x100. Visto lo stato di forma dei giamaicani, probabile che ce la faccia.
PARERI CONTRASTANTI - E pensare che prima della finale Johnson aveva dichiarato il suo scetticismo sulle possibilità di Bolt di battere il suo record. «Non credo che ce la farà qui» aveva affermato il leggendario campione americano. Diverso il parere di Pietro Mennea, primatista mondiale sui 200 per ben 17 anni (1979-1996). Secondo lo sprinter di Barletta, con gli straordinari risultati di Pechino, Bolt non ha ancora dimostrato tutto il suo potenziale: il giamaicano vale i 19”20 sui 200 e i 9”50 sui 100. «Ormai corre solo contro se stesso - ha detto all'Ansa l'ex velocista azzurro commentando la seconda impresa di Bolt ai giochi olimpici - per anni non avrà avversari e questi record può attaccarli solo lui. Deve porsi degli obiettivi ambiziosi e può riuscire a centrarli». A realizzare la doppietta 100-200 prima di Bolt erano stati in otto. L'ultimo Carl Lewis a Los Angeles 1984. Prima di lui Archie Hahn (Usa) nel 1904; Ralph Craig (Usa) nel 1912, Percy Williams (Canada) nel 1928; Eddie Tolan (Usa) nel 1932; Jesse Owens (Usa) nel 1936; Bobby Joe Morrow (Usa) nel 1956; Valeriy Borzov (Urss) nel 1972.
TABELLA INTERNAZIONALE - Convertendo i risultati cronometrici in punti con la tabella internazionale, Bolt fra 100 e 200 metri arriva a 2.670: 1.332 per il 9"69 e 1.338 per il 19"30. Il secondo, Tyson Gay, si ferma a 2.588 con i suoi personali di 9"77 e 19"62. L'argento della finale di Pechino è andato a Churandy Martina (19"82), che ha regalato alle Antille Olandesi la prima medaglia nella storia dell'atletica leggera olimpica; il bronzo allo statunitense Shawn Crawford (19"96), favorito dalla squalifica del connazionale Wallace Spearmon per invasione di corsia.
DOPPIA SQUALIFICA - Ha festeggiato con la bandiera a stelle e strisce sulle spalle, ha accennato un balletto assieme a Bolt, ha abbracciato il secondo arrivato, Churandy Martina: sono stati diversi minuti surreali quelli vissuti dall'americano Spearmon, terzo nella finale dei 200, ma squalificato per invasione di corsia. Prima che si rendesse conto della squalifica è passato un tempo apparso infinito a chi guardava le immagini in tv. Quando ha saputo la notizia, Spearmon ha esclamato «Io? Mi hanno squalificato?», mentre il connazionale Shawn Crawford sembrava sorpreso per il bronzo che gli era toccato. «Sono scioccato - ha dichiarato Crawford -. Apparentemente ha invaso la corsia, ma io non me ne sono accorto. Per me, la medaglia è sua. Mi ha battuto. Spero che la decisione sia rivista. Non merito questa medaglia». Entusiasta invece la medaglia d'argento Churandy Martina, velocista delle Antille Olandesi. «Ci credevo, l'ho fatto» ha detto ai microfoni della Rai. Ma l'incubo vissuto da Spearmon è toccato poco dopo anche al povero Martina. Dopo aver rivisto i filmati della gara, i giudici hanno deciso di qualificare anche lui. Il campione di Atene 2004 Crawford, così, in poco più di trenta minuti è passato dalla medaglia di legno a quella d'argento. Una specie di miracolato. E miracolato si sentirà sicuramente anche l'altro americano Walter Dix, che in pista era arrivato quinto, ma dopo le squalifiche dei due rivali potrà mettersi al collo il secondo bronzo di questi Giochi dopo quello dei 100. Il podio dei 200, speriamo definitivo, a questo punto vede primo Bolt, secondo Crawford, terzo Dix, quarto Brian Dzingai (Zimbabwe), quinto Christian Malciolm (Gran Bretagna), sesto Kim Collins (St. Kitts & Nevis).
GIAMAICA SUPER - La Giamaica festeggia anche con le donne. Melaine Walker ha conquistato l'oro sui 400 ostacoli facendo registrare il quarto crono di tutti i tempi (52”64), migliorando il suo personale (53”48) di quasi un secondo. Alle spalle della Walker si sono piazzate la statunitense Sheen Tosta (53”70) e la britannica Tasha Danvers (53”84). Per la piccola nazione caraibica è il quarto oro nell'atletica dopo la doppietta di Bolt e la vittoria di Shelly-Ann Fraser sui 100
PECHINO, 20 agosto - Il giamaicano Usain Bolt ha conquistato la medaglia d'oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Pechino con il tempo di 19"30, record mondiale, con un metro di vento contrario. Il precedente limite, 19"32, era stato fissato dallo statunitense Michael Johnson alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Subito dopo il successo l'atleta si è rivolto alla telecamera ed in mondovisione ha urlato: «Sono io il numero uno». Poi dagli altoparlanti dello stadio Nido d'Uccello di Pechino risuonano le note di "Happy birthday to you": domani, infatti, il neocampione olimpico dei 200 compie 22 anni. «Mi sentivo affaticato - dice Bolt - e ho dovuto veramente tutto per realizzare questa prestazione. Non pensavo di riuscire a fare una performance del genere prima di questi Giochi. Ma dopo un paio di corse sui 100 metri, ho visto quanto era rapida questa pista e ho capito che questi record potevano essere battuti».
LEGGENDA DELLO SPORT - Con questo risultato, Bolt entra nella leggenda dello sport. A Pechino il fenomeno giamaicano è diventato il primo sprinter a detenere entrambi i record dall'introduzione del cronometraggio elettronico e il nono a centrare la doppietta 100-200 ai Giochi, il primo dal 1984. Ha inflitto un distacco mai visto prima nel mezzo giro di pista (52 centesimi al secondo classificato) e ha bissato il successo a Montreal 1976 del connazionale Don Quarrie. Bolt ha ripetuto il copione già recitato nei 100, ma solo nella prima parte. Ha gigioneggiato con pubblico e telecamere prima di accovacciarsi sui blocchi ed è partito alla grande, come non gli capita spesso. A differenza del primo oro, però, stavolta ha corso fino in fondo, sapendo che era necessario farlo per cancellare il primato di Johnson. Il suo show è stato semplicemente mostruoso, perché il limite fissato dodici anni fa dal texano sembrava potesse durare per lungo tempo ancora. E invece l'immenso talento del caraibico ha spazzato via anche questo confine, prendendosi gioco del metro di vento a sfavore incontrato sulla pista cinese. E adesso potrebbe togliersi la soddisfazione di portare a casa il terzo oro con la staffetta 4x100. Visto lo stato di forma dei giamaicani, probabile che ce la faccia.
PARERI CONTRASTANTI - E pensare che prima della finale Johnson aveva dichiarato il suo scetticismo sulle possibilità di Bolt di battere il suo record. «Non credo che ce la farà qui» aveva affermato il leggendario campione americano. Diverso il parere di Pietro Mennea, primatista mondiale sui 200 per ben 17 anni (1979-1996). Secondo lo sprinter di Barletta, con gli straordinari risultati di Pechino, Bolt non ha ancora dimostrato tutto il suo potenziale: il giamaicano vale i 19”20 sui 200 e i 9”50 sui 100. «Ormai corre solo contro se stesso - ha detto all'Ansa l'ex velocista azzurro commentando la seconda impresa di Bolt ai giochi olimpici - per anni non avrà avversari e questi record può attaccarli solo lui. Deve porsi degli obiettivi ambiziosi e può riuscire a centrarli». A realizzare la doppietta 100-200 prima di Bolt erano stati in otto. L'ultimo Carl Lewis a Los Angeles 1984. Prima di lui Archie Hahn (Usa) nel 1904; Ralph Craig (Usa) nel 1912, Percy Williams (Canada) nel 1928; Eddie Tolan (Usa) nel 1932; Jesse Owens (Usa) nel 1936; Bobby Joe Morrow (Usa) nel 1956; Valeriy Borzov (Urss) nel 1972.
TABELLA INTERNAZIONALE - Convertendo i risultati cronometrici in punti con la tabella internazionale, Bolt fra 100 e 200 metri arriva a 2.670: 1.332 per il 9"69 e 1.338 per il 19"30. Il secondo, Tyson Gay, si ferma a 2.588 con i suoi personali di 9"77 e 19"62. L'argento della finale di Pechino è andato a Churandy Martina (19"82), che ha regalato alle Antille Olandesi la prima medaglia nella storia dell'atletica leggera olimpica; il bronzo allo statunitense Shawn Crawford (19"96), favorito dalla squalifica del connazionale Wallace Spearmon per invasione di corsia.
DOPPIA SQUALIFICA - Ha festeggiato con la bandiera a stelle e strisce sulle spalle, ha accennato un balletto assieme a Bolt, ha abbracciato il secondo arrivato, Churandy Martina: sono stati diversi minuti surreali quelli vissuti dall'americano Spearmon, terzo nella finale dei 200, ma squalificato per invasione di corsia. Prima che si rendesse conto della squalifica è passato un tempo apparso infinito a chi guardava le immagini in tv. Quando ha saputo la notizia, Spearmon ha esclamato «Io? Mi hanno squalificato?», mentre il connazionale Shawn Crawford sembrava sorpreso per il bronzo che gli era toccato. «Sono scioccato - ha dichiarato Crawford -. Apparentemente ha invaso la corsia, ma io non me ne sono accorto. Per me, la medaglia è sua. Mi ha battuto. Spero che la decisione sia rivista. Non merito questa medaglia». Entusiasta invece la medaglia d'argento Churandy Martina, velocista delle Antille Olandesi. «Ci credevo, l'ho fatto» ha detto ai microfoni della Rai. Ma l'incubo vissuto da Spearmon è toccato poco dopo anche al povero Martina. Dopo aver rivisto i filmati della gara, i giudici hanno deciso di qualificare anche lui. Il campione di Atene 2004 Crawford, così, in poco più di trenta minuti è passato dalla medaglia di legno a quella d'argento. Una specie di miracolato. E miracolato si sentirà sicuramente anche l'altro americano Walter Dix, che in pista era arrivato quinto, ma dopo le squalifiche dei due rivali potrà mettersi al collo il secondo bronzo di questi Giochi dopo quello dei 100. Il podio dei 200, speriamo definitivo, a questo punto vede primo Bolt, secondo Crawford, terzo Dix, quarto Brian Dzingai (Zimbabwe), quinto Christian Malciolm (Gran Bretagna), sesto Kim Collins (St. Kitts & Nevis).
GIAMAICA SUPER - La Giamaica festeggia anche con le donne. Melaine Walker ha conquistato l'oro sui 400 ostacoli facendo registrare il quarto crono di tutti i tempi (52”64), migliorando il suo personale (53”48) di quasi un secondo. Alle spalle della Walker si sono piazzate la statunitense Sheen Tosta (53”70) e la britannica Tasha Danvers (53”84). Per la piccola nazione caraibica è il quarto oro nell'atletica dopo la doppietta di Bolt e la vittoria di Shelly-Ann Fraser sui 100
mercoledì 13 agosto 2008
Janos Baranyai - Infortunio al gomito ( sollevamento pesi )
Mercoledí 13.08.2008
Ecco il grave infortunio di Janos Baranyai mentre tentava di sollevare un bilanciere di 148 Kg durante le prova di strappo. Si parla di lussazione del gomito e di lesione dei legamenti per il sollevatore ungherese 24 enne.
ATTENZIONE!! LE IMMAGINI SONO PIUTTOSTO FORTI. SE NE CONSIGLIA LA VISIONE AD UN PUBBLICO NON IMPRESSIONABILE!!
Ecco il grave infortunio di Janos Baranyai mentre tentava di sollevare un bilanciere di 148 Kg durante le prova di strappo. Si parla di lussazione del gomito e di lesione dei legamenti per il sollevatore ungherese 24 enne.
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